Paolo Panizza Verdi Donizetti Pizzi
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Regie > 2006 - 2010 > LA TRAVIATA 4 Bergamo 2009
Sono felicissimo di questa Traviata. Per quanto riguarda il pubblico, trionfale. In un ambiente sereno e professionale si è potuto costruire un lavoro meticoloso e ragionato. La soddisfazione più grande è stata quella dell'incondizionato appoggio della grandissima Mariella Devia. Con la sua grande professionalità si è messa al servizio dello spettacolo, condividendone scelte e impostazione: che soddisfazione! Non solo la gioia di lavorare con un "mostro sacro" della lirica mondiale, ma anche il conforto di sapere che chi ha fatto 1000 traviate ha trovato questa mia originale e corretta. Non da meno mi sono stati vicino l'altra Violetta Irina Dubrovskaya, i baritoni Luca Salsi e Giuseppe Altomare, il tenore Antonio Gandia e tutto il nutrito cast dell'opera: Annalisa Carbonara, Gabriella Locatelli Serio, Leonardo Galeazzi, Dionigi D'Ostuni, Dario Giorgelè ed Enrico Marchesini. Il solito magnifico coro di Bergamo ha fatto non solo da cornice, ma da vero personaggio in più, cantando e muovendosi benissimo. Un grazie al Maestro del coro Fabio Tartari. Mirabile il piccolo, ma agguerritissimo corpo di ballo formato da Mafalda Marta Marcelli (anche coreografa), Linda Maria Messina, Angelo Menolascina e Manuel Di Pietro. Un abbraccio a tutti. Il successo lo devo dividere con loro.
Si è lavorato bene non solo in palcoscenico, ma anche dietro le quinte. Un grazie speciale allo scenografo Italo Grassi, alla costumista Carmela Lacerenza e al disegnatore luci Claudio Schmid. Ottimi assistenti Federico Vazzola (regia) e Anna Bertolotti (scene). Un saluto a Giovanna, "mascotte" della produzione. Lascio volutamente ultimo il Direttore d'Orchestra Bruno Cinquegrani, con il quale s'è lavorato in armonia fin dal primo giorno. Una bellissima persona. In questo sito voglio solo ricordare gli amici che hanno lavorato con me e non esprimo giudizi di merito che sembrerebbero ovviamente di parte. Ma...
Su questo trionfo di pubblico volevo spendere due parole per le "critiche" di qualche giornalista invitato... Un giornalista ha messo nel titolo "Ovazioni per Traviata, fischi per il direttore". Messa così sembra che il direttore sia stato subissato di fischi... Non entro nel merito dei giudizi del critico, ma nel merito della verità: come si può dire che il direttore sia stato subissato di fischi quando agli applausi i fischi sono stati 4 e reiterati dalla medesima parte del teatro? Io c'ero e ho sentito benissimo. Giusto sarebbe stato metterli nella cronaca del pezzo, ma nel titolo... Approfitto di questo mio spazio per spiegare poi sempre a detto giornalista che la scena non era un mix di liberty e arte orientale, ma era solo d'spirazione liberty che, come quasi tutti sanno, trasse dall'arte orientale ben più che un motivo d'iimitazione. Per quanto riguarda i tondi ricorrenti, ci si guardi un po' d'architettura dell'epoca, tipo il metro di Parigi... Inoltre l'idea d'invertire i ruoli dei ballerini nel coro dei toreri, della quale il critico dice che se la sarebbe volentieri risparmiata, è mia e si lasci stare la povera costumista. Me ne prendo la responsabilità. Sono contento che almeno il critico del Corriere della Sera, che elogia detto scambio in chiusura d'articolo, abbia capito che si trattava solo di un tocco carnevalesco (pertinente al libretto), di cabaret di quegli anni (si guardino le foto di Brassai di poco più tardi), lontano da qualsivoglia volgarità. Comunque rispetto le opinioni.
Altro bel pezzo quello di un sito che si perita di giudicare in tre parole il lavoro di venti giorni (senza ovviamente assistervi) e lo studio che ci sta dietro (senza ovviamente documentarsi). Ripeto: non giudico le opinioni che sono sacrosante, ma non si può dire come fosse verità che gli artisti andavano in giro senza un disegno affidandosi solo alle loro capacità attoriali... Non c'era una posizione, un'intenzione, un gesto che non fosse stato preventivamente concordato. bastava vedere la seconda recita per assistere allo strano caso di un secondo cast che faceva quasi esattamente le stesse cose del primo, nello stesso momento, nella stessa posizione, con la stessa intenzione. Certo mediate dalle proprie capacità di stare in scena. Ripeto: quel che facessero poteva piacere o non piacere, ma non si può dare del cialtrone a un regista senza averne le prove. A meno di non essere in malafede oppure giornalisti molto, ma molto superficiali, per non dire altro.
Grazie a Dio esiste il pubblico, entusiasta in questo caso e generoso di appalusi per molti minuti. Disdetta, l'articolo di tale sito ha dimenticato questo fatto di cronaca. Pazienza. Forse considera il pubblico un branco di stupidi. Altri giornalisti hanno pure fatto delle critiche, ma con stile e soprattutto con deontologia professionale, rendendo anche la cronaca della serata. Scusate se mi sono tolto questo sfizio di rispondere educatamente ad alcune recensioni, ma chi mi conosce sa che so apprezzare le critiche e ne tengo sempre conto per crescere e migliorarmi, ma davvero non sopporto chi con faciloneria si arroga il diritto di dare giudizi in due parole senza rispetto per chi lavora e studia da anni. Ma chi glielo dà questo diritto? Chi sono costoro? Perché non si sfogano al bar?
Una cosa è sicura: non sono riusciti a guastare il felice esito di questa produzione che ora se ne vola in Giappone felice e serena. Un abbraccio anche al Direttore Francesco Bellotto che ci ha permesso tutto questo.