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Regie > 2006 - 2010 > I PURITANI Bergamo 2008
I PURITANI al Teatro Donizetti di Bergamo e al Verdi di Sassari
Ci sono delle persone che sono di parola. Il Maestro Francesco Bellotto, direttore del prestigioso Teatro Donizetti di Bergamo, conosciuto quando eravamo entrambi assistenti di qualcun altro, mi promise che un giorno avremmo fatto qualcosa insieme... Ed ecco I Puritani, opera meravigliosa e difficile. Ho voluto fare un allestimento tradizionale e leggibile e per la prima volta ho lavorato con lo scenografo Michele Della Cioppa. I costumi d'epoca erano di Simona Morresi. Le belle luci di Vincenzo Raponi. Sono tornato a lavorare con il Direttore Marcello Rota con il quale avevo già fatto il balletto Danzar Verdi, in perfetta comunione. Il cast era in parte ottimo, vedi l'Elvira di Jessica Pratt, il Giorgio di Enrico Giuseppe Iori o il Riccardo di Roberto Accurso; bene hanno fatto poi Annalisa Carbonara, Giorgio Valerio e Massimiliano Di Fino; note dolenti per il tenore. Inizialmente doveva essere un coreano dagli stupefacenti mezzi (che infatti ha ben cantato poi a Sassari), ma un'indisposizione non gli ha permesso di fare le prime recite. Al suo posto è subentrato Giorgio Casciarri, a pochissimi giorni dalla prima. Purtroppo non era in forma e, se se ne può apprezzare il coraggio, non si può dire che abbia fatto tutto benissimo. Anche dal punto di vista scenico, nonostante l'impegno profuso da Giorgio, sono saltati molti momenti e complicità a lungo provati con gli altri artisti. C'è poco da fare, siamo all'Opera e se i cantanti non sono in forma... lo spettacolo passa in secondo piano. L'Opera è un fatto di equilibri e il suo successo è frutto di armonia tra musica, canto e scena. Questo cambio in corso "d'opera" ha scardinato un po' il meccanismo che avevamo ben oliato. Questo è l'unico rammarico di una produzione che ho molto amato, arricchita da un coro splendido e partecipe. Recensioni alterne e comunque quasi tutte incentrate sul tenore. Anche la splendida Jessica Pratt è stata così un po' penalizzata. Pazienza. Criticare è facile, la cosa più facile del mondo... ma di questo parlerò in un altro spazio.